INHABIT project

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Home Temi e risultati Fase preparatoria (P) Analisi di massima dei PdG

Fiumi – Analisi di massima dei Piani di Gestione

In relazione agli aspetti di habitat e idromorfologici , l’attività di lettura e analisi dei piani di gestione si è articolata in diverse fasi:

  • selezione di un set campione di Piani di Gestione all’interno della realtà nazionale ed europea;
  • analisi dell’approccio di scala utilizzato all’interno dei singoli Distretti Idrografici per individuare le possibili unità spaziali di base utilizzate per la pianificazione;
  • ricerca, all’interno dei Piani considerati, di possibili riferimenti a misure specifiche previste per la mitigazione degli impatti a carico degli aspetti di habitat o idromorfologici dei corpi idrici superficiali;
  • selezione di due aree pilota nelle quali effettuare un’analisi degli impatti che interessano i corpi idrici superficiali.

Sono stati presi in considerazione per l’Italia i Piani di Gestione dei Distretti del bacino del fiume Po, della Sardegna, delle Alpi Orientali, dell’Appennino Meridionale e dell’Appennino Centrale. In particolare, sono stati esaminati nel dettaglio i Piani di Gestione del Distretto Padano e della Sardegna, insieme agli enti ARPA Piemonte e Regione Autonoma Sardegna direttamente coinvolti nel progetto INHABIT.
Per il resto d’Europa sono stati analizzati i Piani di Gestione di alcuni Distretti britannici e il Piano di Gestione austriaco.
I risultati di tale analisi sono descritti nel dettaglio nel Deliverable Pd1, cui si rimanda per la trattazione completa dell’argomento.

In sintesi, dall’analisi dei piani di gestione emerge una sostanziale disomogenea organizzazione dei piani stessi che risultano ad oggi poco confrontabili. I piani sono disponibili in rete suddivisi in un elevato numero di file che comprendono generalmente una relazione di sintesi, nella quale vengono presentati gli approcci adottati, e una serie di allegati tecnici, relativi a specifici aspetti dell’implementazione dei Piani. I piani europei presentano invece una organizzazione più omogenea e risultano redatti con una forte impostazione nazionale comune. Oltre alla mancanza in Italia di linee guida comuni nazionali per l’implementazione dei Piani di Gestione, la causa di tale disomogeneità è riconducibile nel tardivo recepimento della Direttiva in Italia, che ha determinato la necessità di assemblare in breve tempo le informazioni relative ai corpi idrici compresi nello stesso Distretto, prima gestite a livello regionale. Per tale ragione all’interno dello stesso Piano è possibile riscontrare approcci e impostazioni diverse, a seconda della Regione di pertinenza. La compilazione dei Piani di Gestione è stata infatti effettuata facendo riferimento ai Piani di Tutela delle Acque redatti dalle singole Regioni, per certi aspetti non conformi alle richieste della WFD.

Tra gli aspetti ancora lacunosi nei Piani di Gestione, in particolare in quelli relativi alle due regioni oggetto di studio (Piemonte e Sardegna), emerge la carenza di misure specifiche di miglioramento e/o mitigazione degli impatti idromorfologici e chimici da attuarsi sui singoli corpi idrici lacustri ed invasi. Emerge inoltre la necessità di definire l’incertezza della classificazione biologica. In questo ambito, risulta importante la distinzione  della quota di incertezza legata ai metodi biologici e quella legata alla variabilità naturale delle metriche biologiche. In particolare è noto come le comunità biotiche rispondano alle pressioni indotte sia da fattori naturali che antropici, modificando con modalità analoghe la loro struttura e distribuzione. Per tale ragione le variabili naturali possono influenzare fortemente il responso delle metriche biologiche, basate appunto sulla struttura di comunità, nascondendo gli effetti determinati dagli stress antropogenici. Per una corretta stima di tali impatti risulta dunque necessario rimuovere la quota di incertezza determinata dai fattori naturali, in modo da affinare la determinazione stato qualitativo dei corpi idrici.