INHABIT project

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Home Temi e risultati Altre regioni (D2) Proposta definizione GEP per HMWB

Proposta di approccio per la definizione del buon potenziale ecologico (GEP) in corpi idrici fortemente modificati in contesto planiziale

I corpi idrici fortemente modificati (HMWB) sono definiti sulla base dei criteri della Direttiva 2000/60/CE (WFD) come quei corpi idrici che presentano gravi ed estese alterazioni idro-morfologiche giudicate permanenti e irreversibili poiché determinate da uno specifico uso antropico. La radicale rimozione delle fonti di disturbo viene considerata inattuabile poiché avrebbe ricadute insostenibili dal punto di vista sociale e/o economico e, talora, anche ambientale, andando a compromettere l'uso stesso del corpo idrico (e.g. la rimozione di una diga per la formazione di un invaso a scopo idroelettrico o potabile, o delle opere di difesa idraulica poste a protezione di una città). Gli HMWB hanno obiettivi di qualità ecologica inferiori rispetto ai corpi idrici naturali in virtù delle alterazioni che comprometterebbero in vario modo gli habitat e gli ecosistemi fluviali. Tali obiettivi, tutt'ora in via di definizione anche a causa della limitata conoscenza dei complessi effetti delle alterazioni idro-morfologiche sulle biocenosi, prevedono, da parte delle autorità competenti, la messa in opera di misure atte a compensare e mitigare le alterazioni altrimenti inamovibili.

Nel corso del progetto, in particolare nell’ambito del Deliverable I3d2, la tematica degli HMWB è stata affrontata grazie ad un'attività svolta in parallelo ad INHABIT e realizzata all'interno di una convenzione stipulata con l'ARPA Veneto. Tale attività era finalizzata ad una prima definizione del potenziale ecologico da realizzarsi attraverso lo studio e la caratterizzazione dei corpi idrici fortemente modificati di un bacino planiziale densamente antropizzato di elevato interesse ambientale. Gli HMWB sono stati ulteriormente analizzati e differenziati per essere inquadrati in una sorta di sistematica basata sulla destinazione d'uso - che in pianura è stata ricondotta per lo più al tessuto territoriale - e sulle alterazioni idro-morfologiche dominanti, i cui effetti si può ritenere che si sovrappongano e vanifichino il valore della differenziazione in tipi naturali.

Nello studio è stato applicato un approccio di analisi analogo ad INHABIT, motivo per il quale viene qui presentato, e si è verificato come anche in situazioni così degradate dal punto di vista fisico, le biocenosi rispondano in primo luogo alle modifiche a carico degli habitat acquatici e di sponda, che quindi si confermerebbero elementi guida nella comprensione delle modalità secondo cui si strutturano le comunità bentoniche. Si è posto particolare riguardo all'identificazione delle variabili fisiche e di habitat (vincolate o meno dalla destinazione d'uso) che in simili contesti potessero risultare maggiormente correlate con le biocenosi macrobentoniche, verificando al contempo la risposta positiva delle metriche biologiche, già in uso per i contesti naturali, a tali alterazioni. Lo sviluppo della fascia riparia, la presenza di sponda non artificializzata, la presenza di arginature addossate al canale e l'uso del territorio delle fasce perifluviali sono emerse come le variabili maggiormente significative su cui focalizzare le misure di ripristino finalizzate al miglioramento della qualità ecologica.

Al contempo, la caratterizzazione degli HMWB così come è stata impostata, sulla destinazione d'uso e sulle alterazioni idro-morfologiche prevalenti, può altresì fornire un'importante base informativa su cui impostare misure gestionali differenziate. Se le alterazioni dominanti che identificano il corpo idrico come fortemente modificato costituiscono normalmente gli elementi inamovibili, l’uso e il contesto territoriale definiscono invece i margini plausibili di operatività e di intervento sui medesimi fattori di disturbo o, meglio ancora, sugli elementi non indispensabili al mantenimento dell'uso. In un contesto planiziale è la presenza di tessuto urbano a ridosso dell'alveo a stabilire inevitabilmente i limiti di intervento sulle sponde e sulle fasce perifluviali, ed è su tali vincoli che devono essere calibrate delle misure alternative ed efficaci. Il tessuto agricolo viceversa ha potenzialità di recupero presumibilmente superiori poiché consentirebbe una flessibilità maggiore e più ampi margini di manovra su alterazioni analoghe a quelle di un corpo idrico che attraversa aree urbane.